Data: 1502-1508
Tecnica: Affresco
Collocazione
Libreria Piccolomini, Siena
Autore
Bernardino di Betto, Pinturicchio (Perugia 1454 – Siena 1513)
Soggetti
Calzebrache, Farsetto (giubbetto, zupone), Gamurra, Camicia, Cintura, Pianelle, Cuffia, Velluto broccato, Calze solate

Descrizione
Per onorare lo zio materno Enea Silvio, Francesco Todeschini Piccolomini, poi papa Pio III, commissiona la costruzione della Libreria Piccolomini, i cui affreschi sono realizzati da Pinturicchio. Fra questi quello che illustra la presentazione da parte di Enea Silvio di Eleonora di Portogallo all’imperatore Federico III, è l’escamotage per soffermarsi da parte del pittore in particolare modo sui dettagli degli ornamenti, le stoffe ed i gioielli della comitiva di personaggi che accompagnano i futuri sposi. In primo piano Eleonora indossa una gamurra (l’episodio rappresentato risale al 1452 quando questa veste è in piena voga), in cui si nota il tipico contrasto fra il rosso del corpo dell’abito e le maniche verdi, a strisce dorate, stratagliate sul braccio, da cui fuoriescono abbondanti porzioni della camicia. La gamurra è bordata con una passamaneria di color nero lungo lo scollo orizzontale, la guarnizione prosegue sulla linea verticale e centrale del petto e si congiunge in vita con una cinturina anch’essa nera. La camicia sottostante è accollata, ma presenta un’originale scollatura segnata da un bordo ricamato, il tessuto del capo è bianco a piccole righe che si irradiano dal collo sulle spalle. Le maniche staccabili (espediente inizialmente utilizzato per fare economia) sono qui il pretesto per fare sfoggio di stoffe preziose e anche gli spacchi al gomito, che originariamente nascono per dare libertà di movimento, assumono qui un ruolo espressamente ornamentale (ciò che vale anche per le figure che accompagnano la principessa portoghese). L’acconciatura è un esempio della tipica pettinatura scompartita sulla fronte con due bande laterali sulle tempie e i capelli raccolti dietro la nuca da una cuffia bianca probabilmente ingioiellata, tenuta ferma grazie anche all’ausilio di un nastro fissato sulla fronte come fosse una lenza. A completare la mise un’elegante mantella, più corta dell’abito, in broccato d’oro, che presenta due tagli verticali per far passare le braccia. Molto simile per composizione l’abbigliamento della dama di compagnia di Eleonora, alle sue spalle, che indossa la stessa tipologia di abito, anche se qui lo scollo della veste fa sembrare la parte superiore quasi un corsetto tenuto stretto da una fitta stringatura in cordoncino. Le maniche coloratissime spiccano per il contrasto delle larghe strisce verdi e gialle. La pettinatura della donna è identica a quella della sua signora, così come il vezzo con cui stringe fra le mani un fazzoletto. Mentre in primo piano è evidente, assieme alla ricchezza e alla sontuosità dei tessuti delle vesti e delle sopravvesti dei nobili del corteo, la varietà dei copricapi maschili (si noti l’ampio copricapo di forma oblunga dietro alla nuca e coronato da un ampio fiocco sulla testa, indossato da uno degli accompagnatori sulla destra della composizione), sullo sfondo il gruppo di militari armati presenta la canonica mise composta da farsetto corto alla vita, coperto da un’armatura che protegge solo il petto, e calzebrache in tinta unita o a strisce. Ai piedi si impone la moda delle calze solate dalla classica forma affusolata e appuntita o anche delle pianelle, come nel caso di quelle rosse indossate da Federico III.
Elisabetta De Toni