Data: 1934
Tecnica: Collage
Collocazione
Collezione privata
Autore
Max Ernst (Brühl 1891 – Parigi 1976)
Soggetti
Busto, Sottogonna (sottoveste), Camicia, Grembiule, Cuffia, Ventaglio
Opere correlate
Il leone di Belfort

Descrizione
Le tinte primarie, che colorano l’immagine riconducibile all’universo invaso dagli oscuri animali del bestiario Il Leone di Belfort, sembrano nascere direttamente dalla consuetudine vestimentaria in base alla quale il nero e il bianco furono per l’uomo i soli colori ammessi nella vita pubblica. La classe borghese stava scoprendo un nuovo modo per mostrare la propria ricchezza e differenza: la frivolezza femminile. Si specchia, infatti, la donna prigioniera della smania di ascesa propria dei nuovi gruppi sociali. L’arricchimento materiale, provocato dall’accelerato processo di industrializzazione, si risolse in una grande varietà di abiti. Per ogni nuova foggia c’è la corrispondente biancheria. La sottoveste lunga è guarnita inferiormente da ogni genere di ornamento. Le spalline strette mettono in evidenza la camiciola decisamente scollata. Continua la compressione e deformazione forzata del corpo, che per tutto il XIX rese la vita strettissima oggetto di ammirazione. La donna raffigurata usa il corsetto per ottenere una silhouette impeccabile, anche grazie alla recente introduzione del metallo che permise di ottenere grandi risultati. Sotto il corsetto, la chemise indossata a contatto con la pelle evita eccessivo dolore e arrossamenti. Modestamente abbigliata, una domestica l’assiste nei preparativi mentre tutt’intorno demoni si nascondono tra le molli pieghe dell’abito ai suoi piedi e sulla nuda spalla incombe il leonino spettro, materializzazione di quella borghesia ottocentesca ossessionata dal desiderio di scongiurare il vorticoso processo di livellamento in atto.